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Business: tendenze e strategie che stanno trasformando il mondo delle imprese oggi

Le disposizioni dell’AI Act entrate in vigore il 2 febbraio 2025 cambiano le regole del gioco per tutte le aziende che implementano o sviluppano strumenti…

Femme d'affaires présentant une stratégie d'entreprise devant des graphiques sur écran dans une salle de réunion moderne

Le disposizioni dell’AI Act entrate in vigore il 2 febbraio 2025 cambiano le regole del gioco per tutte le aziende che sviluppano o utilizzano strumenti di intelligenza artificiale in Europa. Le strategie di trasformazione non si limitano più ad adottare l’ultima piattaforma di IA generativa: ora devono integrare un quadro normativo vincolante, obblighi di rendicontazione ESG in piena evoluzione e una crescente pressione sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento digitali.

AI Act e governance algoritmica: cosa devono mappare le aziende

I primi obblighi previsti dall’AI Act riguardano le pratiche di IA vietate e il controllo degli utilizzi. In concreto, ogni organizzazione deve redigere un inventario dei sistemi di IA utilizzati, individuare quelli che rientrano nella categoria ad alto rischio e documentare i processi decisionali automatizzati.

La formazione del personale non è facoltativa. Il regolamento impone che le persone incaricate di supervisionare i sistemi di IA dispongano di competenze adeguate. Sono coinvolte contemporaneamente le direzioni legali, i responsabili IT e le diverse funzioni aziendali.

Notiamo che la maggior parte delle guide sulle tendenze affronta l’IA dal punto di vista della produttività, senza considerare questo livello di conformità. Diverse analisi settoriali, disponibili nella sezione business di Le Blog Info, consentono di seguire l’evoluzione dei vincoli normativi applicati alle aziende francesi ed europee.

La valutazione dei rischi legati agli strumenti di IA utilizzati richiede un registro interno, da aggiornare a ogni nuova implementazione. Il registro deve indicare la finalità del sistema, i dati di addestramento utilizzati e le misure di supervisione umana adottate.

Uomo d'affari che analizza dati e tendenze di mercato su schermi in un moderno ufficio open space

Rendicontazione ESG nel 2026: CSRD, direttiva Omnibus e ridefinizione degli obblighi

La cosiddetta direttiva “Stop the clock” ha rinviato alcune scadenze della CSRD e della CS3D. In seguito, la direttiva Omnibus I ha ristretto l’ambito di applicazione della CSRD alle aziende più grandi, modificando le priorità di conformità per una parte consistente del tessuto economico.

Per le imprese di medie dimensioni e le PMI che pensavano di dover pubblicare a breve una relazione di sostenibilità, il calendario è cambiato. Questo rinvio non significa un allentamento degli obblighi: le grandi aziende ancora soggette alla CSRD continueranno a richiedere dati ESG ai propri fornitori. La pressione si sposta lungo la catena del valore.

Conseguenze concrete sulla gestione dei fornitori

Anche un’azienda non direttamente soggetta alla CSRD può ricevere questionari dettagliati dai propri committenti. Gli uffici acquisti e le direzioni finanziarie devono anticipare queste richieste, strutturando la raccolta dei dati ambientali e sociali.

L’errore più comune è investire in uno strumento di rendicontazione prima di aver verificato se l’azienda rientra ancora nell’ambito di applicazione. Verificare l’esatto ambito di applicazione dopo la direttiva Omnibus I evita spese premature per soluzioni sovradimensionate.

La cybersicurezza della supply chain digitale: un rischio sottovalutato dalle strategie digitali

Le analisi di cybersicurezza evidenziano spesso che la compromissione di un fornitore o di un software di terze parti è sufficiente a paralizzare interi processi aziendali.

Le aziende che accelerano la trasformazione digitale moltiplicano le interconnessioni con fornitori SaaS, API di terze parti e subappaltatori tecnici. Ogni nuovo componente amplia la superficie di attacco.

Tre misure di resilienza da integrare in ogni strategia di trasformazione

  • Audit periodici dei fornitori di servizi digitali, con verifica delle certificazioni e dei piani di continuità operativa
  • Clausola contrattuale che imponga la tempestiva notifica degli incidenti e la separazione degli ambienti contenenti i dati dei clienti
  • Test di resilienza che simulino il guasto di un fornitore critico, per misurare i tempi effettivi di ripristino operativo

Queste misure non rientrano più soltanto nell’ambito dei responsabili IT. I comitati direttivi devono considerare la cybersicurezza della supply chain un rischio strategico, al pari di quello finanziario o normativo.

Team di professionisti che collabora a un business model canvas in un creativo spazio di coworking

Competenze e assunzioni: il divario tra ambizioni tecnologiche e capitale umano

Le aziende che implementano l’IA, automatizzano i processi e rafforzano il marketing basato sui dati si scontrano tutte con lo stesso ostacolo: la carenza di competenze tecniche disponibili sul mercato.

Il Future of Jobs Report del World Economic Forum conferma che le professioni legate all’IA, alla cybersicurezza e all’analisi dei dati sono tra quelle la cui domanda cresce più rapidamente. Il divario tra questa domanda e il bacino di candidati qualificati genera pressioni salariali e un elevato turnover nei team digitali.

Strategie per sviluppare le competenze interne

Formare i collaboratori già in azienda costa meno che assumere personale dall’esterno, a condizione di strutturare il percorso. Le aziende più all’avanguardia in questo ambito adottano:

  • Programmi di reskilling mirati alle tecnologie effettivamente implementate (niente formazione generica senza casi d’uso interni)
  • Un budget per la formazione commisurato alla roadmap tecnologica e rivisto a ogni ciclo strategico
  • Coppie di lavoro composte da un esperto della funzione aziendale e un profilo tecnico per accelerare il trasferimento delle competenze senza dipendere esclusivamente da fornitori esterni

Esiste anche il rischio opposto: investire troppo nella formazione su strumenti con un ciclo di vita breve. Dare priorità alle competenze trasversali (lettura dei dati, logica algoritmica, gestione agile dei progetti) offre un rendimento migliore rispetto alla certificazione su un singolo prodotto.

Nel 2026, la trasformazione del mondo aziendale dipenderà meno dall’adozione di una tecnologia e più dalla capacità di integrare conformità normativa, sicurezza operativa e sviluppo delle competenze. Le organizzazioni che affrontano queste tre dimensioni separatamente accumulano ritardi; quelle che le gestiscono in modo integrato rafforzano la propria resilienza senza moltiplicare i costi di coordinamento.

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